Gambling Ladies in Neuchatel

Quest'anno presso l'Università di Neuchatel, si è svolto il terzo simposio internazionale "Jeu Excessif, Connaitre, Prevenir, Reduir les Risques" con più di cento relatori di diversi paesi europei e extraeuropei, simposio che già ci aveva visto partecipi nel 2008 a Losanna.
Per noi italiani ha rappresentato, finalmente, una boccata d'aria fresca al di fuori della bagarre politico-pseudoscientifica di cui anche il Gioco d'azzardo patologico è ormai impregnato, ed un confronto necessario con realtà differenti e spesso più avanti nella disamina delle problematiche connesse alla patologia. Di rilievo sono stati gli interventi sull'incidenza e la prevenzione del gioco online, soprattutto da parte dei francesi, e il programma di terapia online messo a punto dagli svedesi (Thomas Nilsson).

Arriviamo dunque al mio campo specifico: il gioco femminile. Su circa un centinaio di contributi, solo altri due trattavano il tema in questione, a riprova della scarsa letteratura/ricerca riservata al tema. Si è trattato peraltro di contributi interessanti e originali, del team inglese che di quello francese, che si affiancavano alla nostra presentazione dal titolo: "A female group; a peculiar italian experience. Gambling as a "way out?" presentato come AND/Alea in questa sezione. L’intento del presente articolo è di metterli brevemente a confronto.
Il contributo italiano tratta dell'incremento del gioco femminile in Italia, in linea con i dati internazionali anche se in carenza di ricerche specifiche adeguate e dell'aumento della problematicità in relazione a ciò; a partire dalla mancanza di letteratura in merito spesso datata e poco mirata al target specifico insieme alla difficoltà delle donne a recarsi ai servizi di cura, si affronta la questione della non adeguata risposta specifica a livello di terapia.
Si riprende la nascita e lo sviluppo in questi 4 anni del gruppo di genere "donne in gioco" a partire da alcuni presupposti teorici sulle differenze riguardo ai pensieri erronei e alle illusione di controllo, e sui significati del gioco femminile, per affrontare gli strumenti terapeutici adottati.
Ma le cose cambiano, e il gioco femminile anche: se già all'inizio l'età media delle donne in gioco in italia era più alta della media anglosassone e francese, adesso il gap è ancora più ampio, (58 anni circa) e implica una totale revisione dell'analisi dei bisogni, dei significati e delle modalità di gioco, nonché degli obiettivi e degli strumenti.
Evidenziamo come questo abbia determinato una shifting della conduzione, dall'intervento sistemico relazionale propriamente detto a quello piu narrativo/conversazionale, con maggiori input di psicoeducazione; l'uso della metafora rimane uno strumento adatto anche in questa situazione, anche se non sempre spendibile.
Ci siamo interrogate su quali siano le barriere che impediscono tutt'oggi alle donne, anche in presenza di offerte più specifiche quale la nostra, di giungere ai servizi, soprattutto alle piú giovani; su quale sia la sorte delle donne in etá fertile, con un problema di gioco patologico, (prevalentemente gratta e vinci e online); se il fatto di avere ancora un ruolo più attivo e spesso dei figli da accudire le mantenga in una sorta di gioco controllato, che si autolimita, o in qualche modo non permetta loro di fare outing e rivolgersi ai servizi, e quindi rimangano un popolo silente,inascoltato e quindi poco studiato .
Sottolineamo quanto le donne restino fuori dai servizi di cura, in Italia, per tutta una serie di motivi (servizi non "women friendly", niente gruppi terapeutici di genere, mancanza di familiari supportivi, paura di segnalazioni riguardo ai figli minori,ecc). Ultimamente le uniche che giungono ai servizi rientrano nella fascia over 60, in età di pensionabile, laddove il ruolo attivo è marginale e la solitudine maggiore; e i figli a loro volta vengono ricoinvolti in un ruolo attivo, mossi dalla preoccupazione della rovina economica dei propri genitori, tornando a farsene carico.
Mi pare interessante citare a questo proposito la relazione di Heather Wardle, dello staff di Jim Orford, NAT CEN, che evidenzia come il processo di "femminizzazione" del gioco sia dovuto ai dati di prevalenza, che in realtà non sono indicativi di per sé se non esaminati all'interno del contesto, della tipologia dei giochi e dei diversi comportamenti di gioco. Ella Sostiene che, dai dati globali non si evince davvero che in Inghilterra un maggior numero di donne giochi d'azzardo; poiché le stime, dal 1999 al 2010, danno una crescita certa solo per quanto riguarda le donne over 56, e solo togliendo le giocatrici di sola Lotteria Nazionale, si osserva una reale crescita in tutte le fasce d'età, comprese le giovanissime, con una specificità nei cambiamenti di pattern di gioco e con peculiari effetti di coorte.
La Wardle sottolinea quanto il gioco femminile dipenda dalla costruzione sociale dei pattern, e quindi l'importanza della continua liberalizzazione, della facilità di accesso e del disegno specifico dei giochi nel fenomeno di femminilizzazione del gioco. In modo molto interessante ripercorre il fenomeno del secolo scorso, dagli anni 50 al 70, in cui le donne erano ampiamente coinvolte dalle scommesse ippiche, gioco per altro tradizionalmente ritenuto maschile, in quanto gioco "d'azione". La questione stava nel fatto che i bookmaker andavano nelle case a ricevere le scommesse, rendendo possibile il gioco al riparo delle mura domestiche; qualcosa di molto simile a quanto accade oggi in Inghilterra con il gioco online.
La Wardle sottolinea come, a seguito della globalizzazione e dell'introduzione delle sale scommesse, frequentate da una popolazione maschile, piuttosto trasandata e inquietante, le donne abbiano abbandonato le scommesse ippiche in favore di giochi quali le slot, all'interno di locali più familiari come le Arcades e appunto del gioco online, nella privacy domestica.
Anche dall'esposizione della Francese Marie Grall-Bronnec, sulla vulnerabilità legata al sesso, (un'indagine condotta su un campione di 152 giocatori e 32 giocatrici in un servizio) si traggono spunti interessanti sulle differenze di genere in merito alla prevalenza, all'età di insorgenza, alla scelta dei giochi preferiti, alla comorbidità e alle motivazioni di gioco, ma anche alla presenza del cosidetto “fenomeno telescopico” cioè una rapida progressione dell'addiction a partire da un comportamento di gioco sociale che appare meno rapida che nella popolazione maschile.
Infine, in Francia e in Italia, diversamente dall'Inghilterra, il gioco online non è ancora divenuto prevalente rispetto al gioco fisico, né rispetto alla popolazione femminile, né a quella generale dei giocatori.
Possiamo quindi sottolineare, al di là delle differenze culturali che si riscontrano in Europa, che le scelte politiche e di marketing dei giochi influenzano in larga misura la crescita della patologia, e che, come si ipotizza nella nostra relazione, ricerche mirate di genere possono condurre a migliori misure di prevenzione e trattamento e riduzione del danno, includendo possibilmente anche normative di legge diverse e specifiche per i giochi che creano una maggior dipendenza femminile.


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