Stampa

Alea sostiene il divieto alla pubblicità del gioco d’azzardo”

Siamo stati in silenzio, con il fiato sospeso per non rompere l’incantesimo.

Adesso plaudiamo pienamente al Decreto Legge che vieta la pubblicità del gioco d’azzardo, un provvedimento “a favore della salute dei cittadini e dell’economia sana e realmente produttiva.”

Di ritorno dal Congresso Internazionale sulla Dipendenza da Gioco d’azzardo che si è tenuto la scorsa settimana a Friburgo (Svizzera), dove cinque nostri soci hanno presentato delle relazioni, possiamo dire che le linee guida attuali riconoscono la grande efficacia della prevenzione ambientale di cui il divieto alla pubblicità può essere un primo passo nella giusta direzione, ma soprattutto che nulla si può fare senza serie politiche rivolte alla salute pubblica.

Il business dell’attuale gioco d’azzardo deriva da un progetto industriale che pianifica sia l’offerta sia la domanda, con volumi crescenti di consumo, e dunque con il reclutamento di sempre nuove fasce della popolazione, composte da giovani, anziani, donne e anche da persone disagiate, ma spesso da persone normali. Pochi di loro diventano problematici ma è proprio da questi che l’industria beneficia maggiormente.

Diversi studi scientifici sostengono che la pubblicità gioca un ruolo importante nel normalizzare il gioco d’azzardo, nell’aumentare l’arruolamento e la partecipazione al gioco d’azzardo e nel contribuire allo sviluppo di gioco d’azzardo problematico, e affermano che la pubblicità è ancor più pericolosa quando mirata a target specifici e più indifesi di altri, in particolare i giovani e i già malati che stanno tentando di smettere di giocare d’azzardo. Vietare la pubblicità diventa quindi una misura protettiva di grande rilievo.

Chi come noi si occupa di studiare questo fenomeno dal 2000, ma anche di curare i giocatori malati, sa benissimo che la pubblicità martellante sull'azzardo, divenuta sempre più incalzante e parossistica, a fronte di interventi clinici insufficienti, sta aumentando a dismisura il numero delle persone dipendenti o prossime, inconsapevolmente, alla dipendenza. E mette in difficoltà la richiesta di aiuto delle famiglie perché una pubblicità così diffusa e insistente determina una sottovalutazione collettiva del problema. E’ una questione di rapporto di forze che in questo momento sono assolutamente squilibrate verso il consumo d’azzardo.

Invertire la tendenza dell’aumento di consumo d’azzardo in Italia non sarà facile, ma l’abolizione della pubblicità e delle sponsorizzazioni rappresenta un primo passo concreto, finalmente oltre le chiacchiere di questi ultimi vent’anni che hanno visto alternarsi tante figure che promettendo di cambiare qualcosa hanno permesso che il fenomeno crescesse a dismisura, spesso spiegandoci con paternalismo condiscendente perché non si poteva fare niente.

Lo abbiamo già sperimentato con il divieto della pubblicità del tabacco: si può fare.

Da parte di Alea il sostegno al provvedimento è convinto e totale.

 

Il Presidente di Alea

(Dr. Maurizio Avanzi)

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

Manifesto ALEA sulle politiche regolatorie del gioco d'azzardo

La prospettiva ecologica nel gioco d'azzardo prevede la possibilità di intervenire a livello ambientale per contenere e ridurre i danni stessi dell'attività di gioco. Questa prospettiva si basa su alcuni fondamenti teorici come la triade patogenetica che sottolinea come i comportamenti di dipendenza derivino dall'intreccio di più fattori di rischio: quelli individuali, quelli ambientali e quelli dall'agente stesso che in questo caso è il gioco d'azzardo.

Nello specifico i fattori di rischio ambientali legati alla patologia del gioco d'azzardo, che vengono riportati dalla letteratura possono essere riassunti come segue:
• Approvazione sociale: oggi possiamo affermare che esiste una cultura del gioco d'azzardo che è stata normalizzata da anni di fruibilità e accessibilità così come dalla comunicazione pubblicitaria. Sarebbe quindi importante che ciò venisse mitigato, così come per alcool, tabacco ed altri comportamenti a rischio, da azioni imponenti di comunicazione, atte a veicolare informazioni corrette a scopo preventivo;
• Accessibilità: che si declina con la vicinanza dei luoghi ai mondi di vita quotidiani delle persone, con il basso costo della giocata, con la diffusione capillare dei punti gioco, e con l'illimitata disponibilità temporale;
• Incrocio con altri fattori aumentativi del rischio: disponibilità nei luoghi dell'offerta di giochi d'azzardo di alcol, tabacco e altri benefit;
• Flessibilità ed ampiezza degli strumenti di pagamento.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

"Il gioco nel mito e il mito del gioco" di Riccardo Zerbetto

zerbricL'uomo gioca

L'uomo gioca. Gioca da sempre. O almeno da quando, distinguendosi dagli altri primati, diventa uomo. Forse anche prima ma, seguendo Huizinga, è propriamente questa attitudine a giocare che rendere quest'essere uomo. Ludens quindi non meno che faber e sapiens. La "civiltà umana – afferma perentoriamente l'Autore – sorge e si sviluppa nel gioco, come gioco" (J. Huizinga, 1938). Affrancandosi dalla necessità l'uomo scopre uno spazio nel quale sperimenta la creatività gratuita del giocare con gli elementi del mondo e le sue rappresentazioni, i suoi simboli. In questo senso lo stesso Autore considera il gioco "come fenomeno culturale e non come funzione biologica" che si raccorda alle "spiegazioni dell'etnologia".

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

The D(2/3) dopamine receptor in Pathological Gambling: A PET study (...) | commentato da Gianni Savron

NeuronThe D(2/3) dopamine receptor in Pathological Gambling: A PET study with [(11) C]-(+)-Propyl-Hexahydro-Naphtho-Oxazin and [(11) C] Raclopride. Addiction (Nov 2012) - Boileau I, Payer D, Chugani B, Lobo D, Behzadi A, Rusjan PM, Houle S, Wilson AA, Warsh J, Kish SJ, Zack M.

In questo lavoro gli autori hanno indagato la relazione fra recettori dopaminergici nei Giocatori d'Azzardo Patologici e controlli normali bilanciati per variabili socio-demografiche. Il gioco d'azzardo patologico condivide varie caratteristiche cliniche, fenomenologiche e epidemiologiche con il disturbo da dipendenza da sostanze, tanto da essere attualmente definito una dipendenza comportamentale.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

Lettera aperta al Rettore del Politecnico di Milano

fiascoEditoriale di ALEA Bulletin 3/2016

Da alcuni anni l'Università da Lei governata è impegnata, per il tramite di corsi istituzionali o di intere facoltà, anche in attività di studio e di ricerca sul complesso fenomeno del gioco d'azzardo. Accanto a iniziative dall'impianto del tutto limpido e di grande pregio scientifico (e civile) – per esempio quello denomina- to Bet On Math: prevenire l'abuso del gioco d'azzardo con la matematica, curato dal Laboratorio di Formazione Matematica e di Sperimentazione Scientifica – ve ne sono altre che si prestano a rilievi critici molto netti. E a proposito di uno di questi che le indirizzo la presente "lettera aperta".

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

SAN CONO PROTETTORE DEI GIOCATORI ? | di Mauro Croce

225px-San ConoHo conosciuto questa curiosa storia dagli amici dell’osservatorio internazionale sul gioco dell’università di Salerno , Ornella De Rosa e Donato Verrastro, allievi e continuatori dell’ opera di Giuseppe Imbucci, uno dei più grandi studiosi della relazione uomo-gioco-cultura. Una relazione vitale per ogni essere umano che Imbucci insieme, e direi al pari di Huitzinga e Caillois, ha esplorato nelle dimensioni storiche ed antropologiche.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

ALEA - COMUNICATO STAMPA
: 12 dicembre 2017

“Per una concreta esigibilità delle cure per il gioco d'azzardo patologico”

Il traguardo, raggiunto nel marzo del corrente anno – seppur tardivamente (a oltre 4 anni dalla Legge di conversione del cosiddetto Decreto Balduzzi) e con fatica - , dell'inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza degli interventi ambulatoriali e residenziali di prevenzione, cura e riabilitazione del gioco d'azzardo patologico in Italia, a distanza di circa 15 anni dall'avvio delle attività di presa in carico da parte di numerose Aziende Sanitarie Locali e di Enti del privato sociale, rischia fortemente di restare lettera morta se non concretizzato attraverso un adeguato finanziamento iniziale e a regime.



Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

Il Gambling Patologico nel nuovo DSM-5 - di Graziano Bellio

dsm5Alla fine del maggio scorso il nuovo DSM-5 è giunto finalmente al traguardo della pubblicazione. La quinta edizione del Manuale Diagnostico Statistico dell'Associazione Psichiatrica Americana (APA) rappresenta il punto d'arrivo di un processo durato oltre un decennio, puntellato dallo svolgersi di molte ricerche sul campo al fine di validare i criteri e l'organizzazione nosografica. Il lavoro che ha portato alla pubblicazione del DSM-5 è stato trasparente: l'APA aveva aperto un sito Internet (www.dsm5.org) all'interno del quale venivano resi disponibili le proposte di modifica del manuale precedente, materiali, e discussioni. Gli operatori di tutto il mondo erano stati invitati a presentare liberamente osservazioni e raccomandazioni.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

ELMO-GA: Elenco delle Motivazioni che ti fanno Giocare d’Azzardo - Maurizio Avanzi

Maurizio Avanzi 8"Mi occupo di dipendenze patologiche da diversi anni e nel corso del mio lavoro ho avuto modo di ascoltare e condividere storie sofferte, rivelazioni sconcertanti, idee deliranti... Ho imparato tanto e per fortuna sono ancora ignorante. Ho imparato che chi manifesta una dipendenza patologica non vuole soffrire per forza ma vuole soffrire di meno, e che la droga per il tossicodipendente come la cioccolata per la bulimica o il videopoker per il giocatore d'azzardo non sono desideri ma bisogni, che a volte travalicano la forza di volontà e la logica del pensiero.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

Women who gamble. A group clinic experience through the circus metaphor and other stories | Fulvia Prever e Valeria Locati

Presentazione AND - ALEA alla 9th European Conference on Gambling Studies and Policy Issues, 19/21 settembre 2012,  Loutraki. Greece - Fulvia Prever AND (Azzardo e Nuove Dipendenze), ALEA - Valeria Locati AND (Azzardo e Nuove Dipendenze)

Parole chiave: gioco patologico, donne, terapia di gruppo, approccio sistemico, relazione, metafora

L’obiettivo di questo lavoro è di mostrare l'impatto del gioco d’azzardo femminile in Italia, le sue principali caratteristiche, le cause della sua escalation, e la pesante ricaduta sulla famiglia e la società.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Stampa

Commento a "Vivere Senza Slot – Storie sul gioco d’azzardo tra ossessione e resistenza" di Claudio Dalpiaz

senzaslotAbbiamo in Italia più di 400.000 slot il che significa una media di una ogni centrocinquanta abitanti. Più di 800.000 cittadini giocano in modo seriamente problematico. La spesa pro capite per il gioco d’azzardo in diverse regioni supera i 2000 euro l’anno. Negli ultimi dieci anni, la concentrazione dei capitali e lo sviluppo della crisi economica sono stati accompagnati da un aumento del 250% nel volume d’affari legato all’azzardo.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Per Marina

marinadagatiDopo una lunga malattia che ha affrontato con grande forza e coraggio ci ha lasciati Marina D'Agati.
Docente di Sociologia alla Università di Torino, ricercatrice presso diverse istituzioni e università europee, tra cui EHESS (Parigi) Ecole Nationale des Chartes( Parigi) Universitè de Bretagne Occidentale (Brest), Universidad Rey Juan Carlos (Madrid), ESEC (Coimbra) e socia di ALEA, Marina era da tempo interessata al fenomeno del gambling nella nostra società. Aveva partecipato al nostro congresso di Roma nel maggio scorso e collaborato con noi in alcuni studi. Chi ha lavorato con lei non può che ricordarne con grande dolore il suo rigore metodologico insieme ad una grande ironia e feconda curiosità. Per il nostro Bulletin stava preparando una recensione del libro curato da Fulvia Prever e Henrietta Bowden-Jones, "Gambling Disorder in Women", che già aveva recensito per una rivista di sociologia. La sua sensibilità, la sua intelligenza e determinazione, l'hanno portata ad entrare subito in sintonia, sia a livello professionale che umano, col tema dell'azzardo al femminile, e su questo aveva molto da insegnare. Dal convegno di Varsavia 2016, dove ha presentato un contributo preparato con Mauro Croce sul tema delle comoridità tra gambling ed altre addiction e grazie alla comune amicizia con Mauro è cosi iniziata una splendida collaborazione. Nonostante l'aggravarsi delle sue condizioni, Marina stava preparando, insieme a Fulvia Prever un lavoro dal titolo "Never too old, never old enough... Gambling-related problems among older adults: risk factors and sperimental treatment with focus on women." che sarà presentato al convegno di Friborgo(CH) Gambling addiction: Science, Independence,Transparency) del 27-29 giugno 2018. In cantiere, insieme a Fulvia e alla collega Francesca Picone, c'era anche il sogno di un convegno "al femminile" in Sicilia, a cui lei tanto teneva, e questo sarà il nostro progetto a lei dedicato.
marinabookI suoi interessi non erano limitati al gambling ma il suo rigoroso ed intrigante sguardo sociologico la aveva portata ad approfondire tematiche molto ampie quali ad esempio i processi di formazione e trasmissione delle credenze collettive, i processi di socializzazione scolastica e di legittimazione istituzionale. Non possiamo poi non ricordare la sua passione per l'opera di Serge Gainsburg. Il suo ultimo libro, uscito poche settimane fa "Chi te l'ha detto? I rumors da Polifemo al web" Edizioni Epoké costituisce un riferimento di grande attualità sul fenomeno delle fake news nella società e sullo sviluppo dei rumors (pettegolezzi) nell'era del digitale. I cosiddetti rumor 2.0 ovvero le "catene di S. Antonio" inviate tramite email ed i numerosi fotomontaggi che spopolano in rete diventando virali. Un libro ricco di aneddoti e di analisi sullo genesi di note fake news dalla presunta morte di Paul McCartney, alle figurine imbevute di LSD sino alle teorie accademiche più accreditate. Il suo lavoro di studiosa l'ha vista collaborare con l' Université de Bretagne Occidentale di BREST , l'Universidad Rey Juan Carlos de MADRID, la Escola Superior de Educação de Coimbra. Sul gioco d'azzardo Marina, insieme al suo libro più noto (2005), Giocare d'azzardo. Rituali e credenze tra incanto e disincanto, Torino, Stampatori. Marina ci lascia numerosi articoli e ricerche che vogliamo ricordare, ma ci lascia anche molto di più: l'onore di averla conosciuta, giovane, entusiasta e competente, attenta alle dinamiche relazionali, onesta e leale, rispettosa del lavoro altrui come pochi riescono ad essere in un ambito Universitario spesso competitivo.

Una bella persona, che abbiamo avuto troppo poco tempo per apprezzare appieno e che davvero ci mancherà.

 

Pubblicazioni di Marina D'Agati sul Gambling